Salute

Alzheimer, possibile svolta: individuata la proteina che protegge la memoria

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  • Uno studio ha portato alla luce la proteina p38y chinasi che si disperde al progredire dell’Alzheimer: in arrivo un vaccino entro 2-3 anni?

    Alzheimer, possibile svolta: individuata la proteina che protegge la memoria Foto - Predazzoblog
    Alzheimer, possibile svolta: individuata la proteina che protegge la memoria Foto – Predazzoblog

    Alzheimer, possibile svolta: individuata la proteina che protegge la memoria

    Una nuova scoperta sull’Alzheimer potrebbe portare alla svolta definitiva sulla conoscenza e di conseguenza sulla cura di questa malattia. Grazie ad una ricerca della University of New South Wales, condotta insieme al gruppo del Neuroscience Research Australia, gli scienziati sono riusciti ad identificare e isolare una proteina, la p38y chinasi, che viene dispersa al progredire dell’Alzheimer. Tale proteina, quando reintrodotta nel cervello di topi, ha mostrato un effetto protettivo contro i deficit di memoria. Il gruppo di ricercatori ha studiato due regioni del cervello: l’ippocampo, coinvolto nella memoria, e la corteccia prefrontale, chiave per la cognizione. È stato preso in esame, per lo studio, il cervello di 8 persone di età superiore ai 90 anni (tutti lucidi fino alla morte, con memoria  capacità cognitive con punteggi da 50enni). Proprio grazie a questi studi sui tessuti del cervello umano è stata individuata la proteina p38y chinasi che si perde con il progredire dell’Alzheimer.

  • Fino ad oggi l’Alzheimer è stato arginato con scelte di vita preventive per rallentare il progredire della malattia e preservare di conseguenza l’integrità dei neuroni. La scoperta di questa proteina potrebbe portare a risvolti completamente nuovi. “Lo studio ha completamente cambiato la nostra comprensione di ciò che accade nel cervello durante lo sviluppo dell’Alzheimer“, ha spiegato Lars Ittner, autore principale degli studi. Tra le caratteristiche del morbo troviamo la presenza di placche di proteine a base di beta-amiloide e di grovigli a base di proteine tau nel cervello, il cui accumulo è associato alla morte di alcune cellule cerebrali. Non è da escludere che entro 2-3 anni arrivi in commercio un vaccino contro la malattia, secondo i ricercatori australiani.

    A cura di Biagio Romano