Salute

Alzheimer, i cibi che aiutano a contrastare la malattia

Pubblicato il Pubblicato da Marco Reda

Tutti gli alimenti da mangiare e da evitare per tenere lontano l'alzheimer

alzheimer cibiAlzheimer, i cibi che aiutano a contrastare la malattia - Foto Salute a Tutti

[multipage]

Alzheimer, cosa mangiare per contrastarlo

L’alzheimer, nota anche come demenza, è una delle patologie più comuni al mondo nelle persone over 60: si tratta di un progressivo declino cognitivo che porta, nei casi più estremi, all’incapacità di ragionare e fare le cose più semplici. Non esiste una cura medica per debellare l’alzheimer, tuttavia grazie all’alimentazione (oltre che a tenere il cervello sempre attivo) è possibile tenere lontana la malattia. Quali sono, dunque, i cibi anti alzheimer?

Cosa mangiare contro l’alzheimer?

A spiegarlo è la dottoressa Lorena Perrone, ricercatrice italiana dell’Università di Poitiers (Francia), la quale ha presentato il suo studio sui legami tra alimentazione e alzheimer. Secondo la sua ricerca, i cibi di tipo AGE (prodotto finale della glicazione avanzata) sono i più pericolosi per sviluppare la demenza: si tratta di cibi in cui avvengono una catena di reazioni chimiche successive alla reazione di glicazione iniziale. Gli alimenti indiziati, in sostanza, sono carne e formaggi stagionati che, stando allo studio della Perrone, se consumati in grande abbondanza possono portare anche all’alzheimer. Un’alimentazione a basso contenuto di cereali e verdure, inoltre, contribuisce allo sviluppo delle sostanze AGEs, indipendentemente dal modo in cui i cibi vengono cotti. Al contrario la dieta mediterranea e giapponese sono un toccasana per la salute in questo senso: date quindi ampio spazio anche a frutta e pesce ed evitate i cibi precotti. “I dati emersi da altre ricerche scientifiche – conclude la dott.ssa Perrone – suggeriscono poi che una dieta ricca di vitamina E e B12 può essere d’aiuto nel migliorare il metabolismo del rame e ridurre il rischio di alzheimer”.

Alzheimer, chi parla due lingue è protetto: ecco perché

Secondo un’altra recente ricerca coordinata da Daniela Perani, direttrice dell’Unità di Neuroimaging molecolare e strutturale in vivo nell’uomo dell’IRCSS Ospedale San Raffaele, è stato appurato che chi parla due lingue corre meno rischi di sviluppare l’alzhaimer. Secondo la scienza, dunque, le persone che parlano correttamente due lingue sarebbero maggiormente protetti. Nei soggetti bilingue la patologia si può manifestare anche più tardi (5 anni dopo rispetto a chi parla una sola lingua) e i sintomi che si avvertono possono essere meno intensi rispetto ai monolingui.

In pratica, parlare due lingue durante l’arco della propria vita modifica la funzione cerebrale e alcune aree del cervello. La ricerca guidata da Daniela Perani è la prima a monitorare un gruppo di pazienti affetti dal morbo.  I ricercatori hanno fatto ricorso ad una tecnica di imaging denominata FDG-PET ed è stato comprovato che su 85 pazienti colpiti dalla malattia, metà di essi che parlano due lingue, hanno ottenuto maggiori punteggi su dei test cognitivi e questo ha portato i ricercatori a constatare che la capacità di essere bilingue aiuta a migliorare le funzioni cerebrali, poiché agisce come difesa contro la malattia. Inoltre, più le due lingue sono utilizzate e maggiori saranno i benefici a livello cognitivo.

(Fonti Il Secolo XIX e Wikipedia)

Marco Reda

Giornalista pubblicista dal 2013, esperto specializzato in calcio (di cui non perde una partita) e altri sport con ruoli da inviato, spettacoli tv e attualitá. Musicista semi professionista, batterista e cantante dall'età di 6 anni. Tifoso e appassionato della AS Roma ma anche di serie tv e cinema. E poi c'è quella mania per il fantacalcio...

Condividi: