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Terrorismo, Gentiloni: “Rischio radicalizzazione nelle carceri e sul web”

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  • È quanto emerge dal rapporto della commissione sulla radicalizzazione: “No equazioni improprie tra migrazione e terrorismo”. In Italia poco più di 100 jihadisti

    Terrorismo, Gentiloni: "Rischio radicalizzazione nelle carceri e sul web" - Foto Teleborsa
    Terrorismo, Gentiloni: “Rischio radicalizzazione nelle carceri e sul web” – Foto Teleborsa

    Terrorismo, Gentiloni: “Rischio radicalizzazione nelle carceri e sul web”

    Un rapporto della commissione sulla radicalizzazione mette in luce le minacce in arrivo dal possibile rischio terrorismo in Italia. A illustrarne i risultati è il premier Paolo Gentiloni: “La minaccia non autorizza a fare equazioni improprie tra migrazione e terrorismo”. I percorsi di radicalizzazione, infatti, “si sviluppano soprattutto nelle carceri e nel web, più che in altri luoghi che abbiamo magari molto seguito negli scorsi anni o decenni”. E le contromisure sono già pronte, come fià sapere il ministro dell’Interno Minniti: “I Cie saranno più piccoli, diversi rispetto al passato”. I nuovi Centri di identificazione ed espulsione, infatti, “non avranno nulla a che fare con quelli del passato. Non c’entrano nulla perché hanno un’altra finalità, non c’entrano con l’accoglienza ma con coloro che devono essere espulsi. Alla conferenza Stato-Regioni già convocata per il 19 gennaio proporrò strutture piccole, cn governance trasparente e un povere esterno rispetto alle condizioni di vita all’interno”.

  • Paolo Gentiloni ha inoltre evidenziato i grandi sforzi del governo contro il terrorismo: “La bussola su cui ci muoviamo richiede da un lato politiche migratorie sempre più efficaci, che coniughino attività umanitaria e accoglienza, dall’altro politiche di rigore e di efficacia nei rimpatri. L’Italia sta facendo un grande sforzo sul contrasto alla radicalizzazione e alla minaccia terroristica. È necessario un impegno a medio termine assieme alle comunità islamiche, ingaggiandole in un’attività di prevenzione. In Italia le dimensioni numeriche della radicalizzazione sono minori che in altri paesi. Ma questo non ci deve indurre a sottovalutare il fenomeno e la necessità di capirlo”. Gli jihadisti provenienti dall’Italia sono poco più di 100; si tratta, fa sapere Lorenzo Vidoni, che guida la Commissione sulla radicalizzazione, di numeri inferiori rispetto a quelli registrati in altri Paesi europei.

    A cura di Biagio Romano