Economia

Istat: nel secondo trimestre migliorano deficit/Pil e potere d’acquisto

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  • È quanto emerge dal rapporto dell’Istat sul secondo trimestre del 2016. Cresce poco la spesa per i consumi finali, Dona (UNC): “È un fatto grave”

    Istat: nel secondo trimestre migliorano deficit/Pil e potere d'acquisto - Foto Lavocedinewyork.com
    Istat: nel secondo trimestre migliorano deficit/Pil e potere d’acquisto – Foto Lavocedinewyork.com

    Istat: nel secondo trimestre migliorano deficit/Pil e potere d’acquisto

    L’Istat, Istituto nazionale di statistica, ha reso noti i dati sui conti relativi al secondo trimestre (aprile-giugno) del 2016. Questo quanto emerge: migliora il rapporto tra deficit e Pil, pari allo 0,2%, in miglioramento dello 0,7% su base annua; è il livello più basso dal secondo trimestre del 2007. Se si prende in considerazione il dato cumulato relativo al primo semestre dell’anno, l’indebitamento netto è pari al 2,3% del Pil, in calo quindi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (era al 3%). Il saldo di bilancio, al netto degli interessi passivi, è stato positivo per 18.614 milioni di euro (circa 2.000 milioni di euro in più rispetto allo stesso trimestre del 2015). Abbiamo anche un calo della pressione fiscale, ora al 42,3%, in calo di 0,4 punti percentuali: le entrare nel secondo trimestre dell’anno sono aumentate in termini tendenziali dello 0,8%.

  • Grazie ai livelli minimi di aumento dei prezzi il potere di acquisto delle famiglie è aumentato: +1,1% rispetto al trimestre precedente, +2,9% su base annua. Il dato tendenziale è il migliore fatto registrare dal secondo trimestre del 2007. Cresce anche il reddito disponibile (+1,3% trimestrale, +2.8% annuale) e di conseguenza – considerato il maggiore aumento rispetto alla spesa per i consumi finale – è positivo anche il dato sulla propensione al risparmio: 9,6%, ai massimi dall’inizio del 2010. La crescita minima della spesa per i consumi finali (+0,2%) mette in allarme Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori: “È un fatto grave, se si considera che la spesa delle famiglie rappresenta il 60% del Pil. Se si vuole crescere è sui consumi che bisogna puntare. Si tratta di un peggioramento rispetto al 2015“.

    A cura di Biagio Romano